Continua la rubrica per sapere tutto sui sistemi europei e nazionali di Protezione Civile con l’esperto in materia, Giulio Carletti. Questa settimana vi spieghiamo la storia della Protezione Civile, una realtà sempre pronta a rispondere alle emergenze del nostro Paese e non solo.
La storia della Protezione Civile in Italia è intimamente connessa alle calamità ed emergenze varie che nel tempo hanno colpito il nostro paese. Terremoti, eruzioni vulcaniche, incidenti industriali, alluvioni e frane in particolare hanno contraddistinto la storia e l’evoluzione del nostro Paese contribuendo a creare l’attuale coscienza di protezione civile, di tutela della vita e dell’ambiente che ha portato alla nascita di un Sistema di Protezione Civile in grado di reagire e agire in caso di emergenza e di predisporre attività di previsione e prevenzione sul territorio.
Nell’immediatezza del post-emergenza ad una grande catastrofe, le decisioni e le scelte sono favorite generalmente da un clima di forte emozione che dopo ogni disastro coinvolge l’opinione pubblica e le istituzioni in genere. Il pensiero di protezione civile intesa quale espressione di solidarietà, spirito di collaborazione e senso civico, ha quindi fondamenta lontane nel tempo. La storia ci riferisce di organizzazioni solidaristiche e di volontariato impegnate a portare aiuto e soccorso in occasione di grandi emergenze già con gli ordini religiosi medievali e con le prime strutture laiche, come le Misericordie nate a Firenze tra il ‘200 e il ‘300 o i Vigili del Fuoco presenti da secoli nelle valli alpine. Prima del 1861 l’organizzazione dei soccorsi in Italia era differenziata stato per stato. In occasione di grandi emergenze come il terremoto della Val di Noto del 1693 o il terremoto in Calabria del 1783 le autorità centrali nominavano un commissario dotato di poteri eccezionali. A livello legislativo, esistevano già delle norme antisismiche nello Stato Pontifico, nel Regno delle Due Sicilie e nel Ducato di Mantova, dove viene anche progettata la prima casa antisismica del mondo occidentale da parte dell’architetto Pirro Logorio. Questi, muovendosi tra le rovine di Ferrara, colpita da un terremoto nel 1570, è il primo a rendersi conto di quanto sia importante costruire edifici solidi e ad affrontare il tema della sicurezza abitativa.
Con l’unità d’Italia entra in vigore lo Statuto Albertino che era stato adottato dal Regno di Sardegna nel 1848. Non essendo, per natura geologica sia il Piemonte sia la Sardegna regioni sismiche, si ha che in tutti gli stati annessi al Piemonte vengono abolite le norme relative alle prescrizioni edilizie antisismiche, lasciando, nel nuovo ordinamento unitario, la “tradizione” ingegneristica idraulica sviluppatasi nei territori del nord per il controllo dei fiumi. Il concetto dominante all’epoca era che il dare aiuto per soccorrere le popolazioni sinistrate non era compito prioritario dello Stato, pertanto il soccorso era meramente inteso quale atto di generosità pubblica e gli interventi delle Forze Armate , che da sempre costituiscono l’ossatura dei soccorsi, venivano considerati alla stregua di pure opere di beneficenza. Infatti, durante l’alluvione di Roma del 1870, i primi a offrire soccorso sono le truppe dell’esercito che due mesi prima avevano conquistato la città con la Breccia di Porta Pia.
Il quadro legislativo post unitario in materia risultava infatti frammentario e poco organico, limitandosi a prevedere interventi solo a seguito di particolari contingenze e calamità o per specifiche materie. Tutti i provvedimenti urgenti adottati all’epoca per affrontare le emergenze nell’immediato trovavano il loro fondamento normativo nel potere d’ordinanza concesso all’autorità amministrativa dalla Regia Legge n. 2359 del 25 giugno 1865. In tale contesto legislativo era previsto che prefetti e sindaci potevano disporre della proprietà privata in caso rottura degli argini, di rovesciamento di ponti e in generale in tutti i casi di emergenza. In generale, al verificarsi di un’emergenza venivano mobilitati Esercito e Forze dell’Ordine che erano i primi ad accorrere sul luogo del disastro. L’iter di gestione delle emergenze era molto rigido e strettamente codificato e cominciava ad esprimersi solo nel momento in cui la notizia del disastro era posta ufficialmente all’attenzione del Presidente del Consiglio, che svolgeva anche funzioni di Ministro dell’Interno. I dispacci partendo dalla fitta rete di prefetture presenti sul territorio e poteva giungere dopo poche ore, o giorni, ma anche dopo diverse settimane dall’evento. Le emergenze venivano considerate nazionali solo se colpivano infrastrutture strategiche per la viabilità e la pubblica utilità. Una volta che veniva valutata l’entità dell’evento, scattava la mobilitazione dei Ministeri dell’Interno e della Guerra, che facevano accorrere i reparti più vicini alla zona colpita e al loro seguito giungevano sul luogo della calamità, in maniera spontanea e non coordinata, anche soccorritori volontari, enti religiosi e associazioni che affiancano il lavoro dei militari. Solo nel 1906 vennero emanate alcune disposizioni particolari inerenti le eruzioni vulcaniche, la difesa degli abitanti e delle strade dalle frane, le alluvioni, le mareggiate e gli uragani. Dopo il disastroso terremoto di Messina del 1908, venne introdotta la classificazione antisismica del territorio ed entrò in vigore la prima normativa antisismica.
Giulio Carletti.











